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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Marocchinate
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Con il termine mwbgmarocchinate vengono generalmente definiti tutti gli episodi di mwbwviolenza sessuale e mwcaviolenza fisica di massa, ai danni di migliaia di individui di tutte le età (ma soprattutto di donne) effettuati dai mwcqgoumier mwcgmarocchini inquadrati nel mwcwCorpo di spedizione francese in Italia (mwdaCorps expéditionnaire français en Italie - CEF) durante la mwdqcampagna d'Italia della mwdgseconda guerra mondiale. Questi episodi di violenza sfociavano a volte anche in esecuzioni coatte degli abitanti delle zone sottoposte a razzia e violenza, e raggiunsero l'apice durante i giorni immediatamente successivi all'mwdwoperazione Diadem e lo sfondamento della mwealinea Gustav da parte degli mweqAlleaticite-ref-lastampa-it-1-0[1].

Contents

Cinema
Note

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I fatti

Il 14 maggio 1944 le unità del Corpo di spedizione francese in Italia, composto per il 60% da reparti di origine nordafricanacite-ref-lastampa-it-1-1[1], attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti mwiwAurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell'adiacente mwjaValle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la mwjqlinea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler. In seguito a questa battaglia si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto mwjgmarocchinate.

A seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da mwkasifilide, mwkqgonorrea e altre mwkgmalattie a trasmissione sessuale, e solo l'uso della mwkwpenicillina statunitense salvaguardò quelle zone da una vasta mwlaepidemia. Molte donne rimasero incinte e altrettante mwlqabortirono o ebbero mwlgaborti spontanei; benché non siano state fatte ricerche in merito, si ritiene che si verificarono diversi casi di suicidio tra le donne violentate, nonché molti casi di mwlwinfanticidio della prole nata dallo mwmastuprocite-ref-2[2].

Per le migliaia di donne rimaste incinte, il solo mwngorfanotrofio di mwnwVeroli, accoglieva dopo la guerra circa 400 bambini nati da quelle violenze sessualicite-ref-cionci-3-0[3].

Le testimonianze

Il sindaco di mwqgEsperia (comune in mwqwprovincia di Frosinone) affermò che nella sua città 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono mwrastuprate, e alcune di esse, in seguito a ciò, morirono. Con l'avanzare degli mwrqAlleati lungo la penisola, eventi di questo tipo si verificarono altrove, sia nel mwrgLazio settentrionale che nella mwrwToscana meridionalecite-ref-4[4].

Lo scrittore mwtqNorman Lewis, all'epoca ufficiale britannico sul fronte di mwtgMontecassino, narrò gli eventi:

«Tutte le donne di

Patrica

,

Pofi

,

Isoletta

,

Supino

, e

Morolo

sono state violentate... A

Lenola

il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n'erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I marocchini di solito aggrediscono le donne in due - uno ha un rapporto normale, mentre l'altro la sodomizza.»

(Norman Lewis nel libro Napoli '44cite-ref-5[5])

Diverse città laziali furono investite dalla furia dei goumier (truppe marocchine): si segnalano nella Provincia di Frosinone le cittadine di mwvqEsperiacite-ref-6[6], mwwgPontecorvo, mwwwVallecorsa, mwxaCastro dei Volsci, mwxqVallemaio, mwxgSant'Apollinare, mwxwAusonia, mwyaGiuliano di Roma, mwyqPatrica, mwygCeccano, mwywSupino, mwzaSan Giorgio a Liri, mwzqCoreno Ausonio, mwzgMorolo e mwzwSgurgola, mentre nella Provincia di Latina si segnalano le cittadine di mwaaLenola, mwaqCampodimele, mwagSpigno Saturnia, mwawFormia, mwbaItri, mwbqTerracina, mwbgSan Felice Circeo, mwbwRoccagorga, mwcaPriverno, mwcqMaenza e mwcgSezze, in cui numerose ragazze e bambine furono ripetutamente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitoricite-ref-7[7].

Numerosi uomini che tentarono di difendere le proprie congiunte furono uccisi o violentati a loro volta. Il parroco di Esperia don Alberto Terilli che cercò invano di salvare tre donne dalle violenze dei soldati, fu legato e mweasodomizzato tutta la notte, morendo poco dopo per le sevizie subitecite-ref-8[8].

A mwfgPico i soldati statunitensi del 351º reggimento fanteria (della 88ª divisione di fanteria, i cui membri erano soprannominati i "blue devils" per la loro ferocia in combattimento)cite-ref-9[9] giunsero mentre i goumier stavano compiendo le violenze, ma furono bloccati dal comandante francese del reparto, che disse loro che "erano qui per combattere i tedeschi e non i francesi"cite-ref-autogenerato1-10-0[10].

In una relazione redatta il 28 maggio 1944 del capitano italiano Umberto Pittali viene detto che “ufficiali francesi lasciano ai marocchini una discreta libertà di azione” e “preferiscono ignorare” quanto accadecite-ref-autogenerato1-10-1[10]. Secondo un testo

«Addirittura c’è tra loro chi non ha paura di parlare di vero e proprio “diritto di preda” per i reparti marocchini


Don Alfredo Salulini nel suo libro mwkgLe mie memorie del tempo di guerra (Casamari, Tipolitografia dell'Abbazia, 1992), racconto autobiografico, cita un episodio di una giovane ragazza di appena 16 anni tenuta prigioniera in un casolare di campagna all'inizio di Vallecorsa e costretta a subire violenza carnale da un intero plotone di goumiers (anche soldati francesi che si nascondevano tra loro), morta dopo una settimana di violenze.

«A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne. A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti, con 400 denunce presentate. Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà poco dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata. A Polleca si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi. Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: "I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un soldato rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi"

»

Da alcuni documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che a Pico furono violentate 51 donne da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi. Questi crimini vennero minimizzati dalla Francia, sostenendo che erano state le donne italiane, in molti casi, a provocare i militari marocchinicite-ref-12[12].

«2.-Comunque forti possono essere i nostri sentimenti nei riguardi di una Nazione che odiosamente tradì la Francia noi dobbiamo mantenere un’attitudine dignitosa.»

(Dal Memorandum del generale d’armata Juin, 24 maggio 1944cite-ref-13[13])

Conseguenze

Le reazioni delle autorità

Il 18 giugno 1944 mwpqpapa Pio XII sollecitò mwpgCharles de Gaulle a prendere provvedimenti per questa situazione. Ne ricevette una risposta accorata e al tempo stesso irata nei confronti del generale Guillaume. Ancora, il cardinale francese mwpwTisserant rivolse una lamentela al generale Juin, che rispose che "si era provveduto alla fucilazione di 15 militari, accusati di stupri, colti sul fatto, mentre altri 54, colpevoli di violenze varie e omicidi, erano stati condannati a diverse pene compresi i lavori forzati a vita"cite-ref-14[14]. Entrò quindi in scena la mwramagistratura francese, che fino al 1945 avviò 160 procedimenti giudiziari nei confronti di 360 individui. I reparti coloniali vennero alla fine ritirati e la 2ª divisione marocchina venne reimpiegata sul fronte tedesco, nella mwrqForesta Nera e a mwrgFreudenstadt, nell'aprile del 1945, dove accaddero ancora episodi di stupri e rapinecite-ref-15[15].

Il falso volantino di Juin

Nel 1965, l'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra pubblicò il testo di un presunto volantino in francese e in arabo, secondo il quale sarebbe stato lo stesso generale mwtqAlphonse Juin ad istigare le truppe coloniali francesi alle turpi azioni: "...oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c’è una terra larga e ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per 50 ore. E potrete avere tutto, fare tutto, prendere tutto, distruggere e portare via, se avrete vinto, se ve lo sarete meritato. Il vostro generale manterrà la promessa, se voi obbedirete per l’ultima volta fino alla vittoria...". Di tale presunto volantino non è mai stato ritrovato l'originale, tanto che il Senato italiano non lo citò all'interno del progetto di legge del 1996 che intendeva riconoscere pubblicamente le sofferenze della popolazione a causa della marocchinate. Cionondimeno, ripresa dall'estrema destra italiana, l'idea delle cinquanta ore di carta bianca garantite da Juin si è fortemente impressa nell'immaginario collettivocite-ref-16[16].

Dati sulle violenze

Una nota del 25 giugno 1944 del comando generale dell'Arma dei Carabinieri dell'Italia liberata alla Presidenza del Consiglio, segnalerebbe nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo, e Sgurgola, in soli tre giorni (dal 2 al 5 giugno 1944, giorni della liberazione di Roma), 418 violenze sessuali, di cui 3 su uomini, 29 omicidi, e 517 furticite-ref-17[17].

mwwg Numerosi stupri si sono verificati anche nei comuni di Latina, Lenola, Campodimele, Fondi, Formia, Itri, Sabaudia, San Felice Circeo, Sezze, Cori, Norma, Roccagorga, Latina, Maenza, Prossedi, Spigno Saturnia, Frosinone, Ceccano, Giuliano di Roma, Vallecorsa, Castro dei Volsci, Villa Santo Stefano, Amaseno, Esperia, Supino, Pofi, Pratica, Pastena, Pico, Pontecorvocite-ref-18[18].

Le stime ammonterebbero a circa 3.100 casi, come riportato in una inchiesta italiana sottostimata per difetto fino ai dati probabilmente inverosimili delle 50.000 denunce presentate entro la fine del conflittocite-ref-19[19].

Nella seduta notturna della mwzqCamera del 7 aprile 1952 la deputata del mwzgPCI mwzwMaria Maddalena Rossi (presidente dell'mw0aUDI) denunciò che nel corso della mw0qbattaglia di Cassino, nella provincia di mw0gFrosinone, vi erano state 60.000 violenzecite-ref-20[20]cite-ref-21[21] da parte delle truppe "Magrebine" del generale Alphonse Juin.

Al convegno "Eroi e vittime del '44: una memoria rimossa" tenutasi a Castro dei Volsci il 15 ottobre 2011, il Presidente dell'Associazione Nazionale Vittime delle "Marocchinate" Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa:

«Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell'epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal "Corpo di Spedizione Francese", che iniziò le proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, e ben 180.000 violenze carnali. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 (due) o 3 (tre), ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100, 200 e 300 magrebini»

Episodi simili

Queste violenze non vennero compiute solo in questa zona dell'Italia: il fenomeno sarebbe iniziato già dal luglio 1943 dopo lo mw3wsbarco alleato in Sicilia, proseguendo poi nel resto della penisola. Si sarebbe arrestato solo nell'ottobre 1944 alle porte di Firenze, quando il corpo di spedizione francese fu trasferito in mw4aProvenza.

In Sicilia, i goumier avrebbero avuto scontri molto accesi con la popolazione per questo motivo: si parla del ritrovamento di alcuni goumier uccisi con i mw4ggenitali tagliati (secondo alcuni un chiaro segnale). La violenza era su donne e uomini, ma soprattutto su donne, per cui i siciliani, oltre a nascondere le donne in rifugi naturali o artificiali come grotte o pozzi, in diversi casi reagirono come a mw4wCapizzi, dove una quindicina di marocchini vennero uccisi con l'acquiescenza delle autorità militari alleatecite-ref-autogenerato2-22-0[22]; in altri casi gli autori degli stupri vennero uccisi a roncolate o evirati, dilaniati e dati in pasto ai maialicite-ref-autogenerato2-22-1[22].

«Dato il coinvolgimento di sottufficiali e ufficiali bianchi, alcuni dei quali italofoni in quanto corsi, non presenti nei reparti di truppa goumier, si può affermare che i violentatori si annidavano in tutte e quattro le divisioni del Cef. Forse anche per questo, gli ufficiali francesi non risposero ad alcuna sollecitazione da parte delle vittime e assistettero impassibili all’operato dei loro uomini. Come riportano le testimonianze, quando i civili si presentavano a denunciare le violenze, gli ufficiali si stringevano nelle spalle e li liquidavano con un sorrisetto”. Questo atteggiamento perdurò fino all’arrivo in Toscana del Cef. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia San Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, San Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: ”Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta. Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”.»

(Da Massimo Lucioli e Davide Sabatini, La ciociara e le altre, 1998cite-ref-cionci-3-2[3])

Le truppe francesi presero parte all'invasione della Germania e alla Francia fu assegnata una zona di occupazione in Germania. Secondo Perry Biddiscombe, i francesi commisero "385 stupri nell'area di mw8gCostanza, 600 a mw8wBruchsal e 500 a mw9aFreudenstadt".cite-ref-23[23] Commisero inoltre uno stupro di gruppo nel distretto di Höfingen, vicino mw-qLeonberg.cite-ref-24[24]

Anche nella mw-wGermania meridionale i goumier si abbandonarono a violenze e stupri di gruppo ai danni della popolazione. Secondo Norman Naimark, mwaqastorico mwaqestatunitense, le truppe marocchine integrate nell'esercito francese occupante dimostrarono comportamenti simili (se non peggiori) a quelli dell'mwaqiArmata Rossa, specialmente durante l'occupazione del mwaqmBaden e del mwaqqWürttembergcite-ref-25[25].

Il fenomeno nel cinema e nel teatro

«Adesso lui mi stava sopra; e io mi dibattevo con le mani e con le gambe; e lui sempre mi teneva fissa la testa a terra contro il pavimento, tirandomi i capelli con una mano; e intanto sentivo che con l'altra andava alla veste e me la tirava su verso la pancia e poi andava tra le gambe; e tutto a un tratto gridai di nuovo, ma di dolore, perché lui mi aveva acchiappato per il pelo con la stessa forza con la quale mi tirava i capelli per tenermi ferma la testa»


Il film mwarimwarmLa ciociara, ispirato al romanzo omonimo di mwarqAlberto Moravia e diretto da mwaruVittorio De Sica, culmina con la violenza da parte dei goumier sulle protagoniste, madre e figlia adolescente; la madre chiama i violentatori "turchi", in un disperato sfogo verso ufficiali francesi che si fingono scettici.

Nel 2013 è stata rappresentata la pièce teatrale "La Marocchinata" scritta e diretta da Stefania Catallo, basata sulla testimonianza di una vittima.

Il 13 giugno 2015 è andata in scena all'mwargOpera di San Francisco l'mwarkopera mwaroTwo women (mwarsLa ciociara), tratta dal romanzo di Moravia e dalla sceneggiatura cinematografica di Luca Rossi, e musicata da mwarwMarco Tutino, su libretto dello stesso Tutino e di mwar0Fabio Ceresa.cite-ref-26[26] L'opera è stata poi ripresa, in prima europea, al mwasiTeatro lirico di Cagliari il 24 novembre 2017, ed anche ripetutamente teletrasmessa dalla mwasmRAI su mwasqRai 5cite-ref-27[27].

Ad agosto 2016 ha debuttato al Festival "Narrastorie - Il Festival del racconto di strada" lo spettacolo mwasoLe Marocchinate, un monologo scritto da mwassSimone Cristicchi e Ariele Vincenti ed interpretato da quest'ultimocite-ref-28[28].

Le marocchinate nella cultura di massa

Letteratura

• mwatqmwatuLa ciociara, romanzo di mwatyAlberto Moravia
• Il Canto 72 (1944) dei mwatgmwatkCantos del poeta statunitense mwatoEzra Pound, che aderì al mwatsfascismo, scritto in italiano e in stile mwatwdantesco, contiene una strofa in cui si accenna con dure parole al fenomeno delle marocchinate (a parlare al poeta è lo spirito del condottiero medievale mwat0Ezzelino III da Romano, che Pound non considera un feroce tiranno come nella tradizione storica):

«"

Calunnia

Guelfa

, e sempre la loro arma

fu la calunnia, ed è, e non da ieri.
Furia la guerra antica in Romagna
lo sterco sale sino a Bologna
con stupro e fuoco, e dove il cavallo bagna
son marocchini ed altra genia
che nominar è vergogna,
sì che il sepolto polvere s'affasca
nel profondo, e muove, e spira,
e, per cacciar lo straniero, agogna
a tornar vivo."»

Cinema

• mwauimwaumLa ciociara - film del 1960 diretto da mwauqVittorio De Sica.
• mwauymwaucLa pelle - film del 1981 diretto da mwaugLiliana Cavani.

Onorificenze alle vittime

Medaglia d'oro al merito civile

«Centro strategicamente importante, situato sulla linea Gustav, durante l’ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza dalle truppe tedesche e marocchine e continui e devastanti bombardamenti da parte alleata che causarono la morte di numerosissimi cittadini e la totale distruzione dell’abitato. I sopravvissuti, costretti a trovare rifugi occasionali sulla montagna, resistevano con fierissimo contegno alle più dure sofferenze, offrendo un ammirevole esempio di coraggio e amor patrio.»


Vallecorsa (FR) 1943/1944

.

Medaglia d'oro al merito civile

«Piccolo Comune con pochissime migliaia di abitanti, occupato per la posizione strategicamente favorevole dall'esercito tedesco impegnato a difesa della linea "Gustav", fu obiettivo di ripetuti e selvaggi bombardamenti che provocarono numerosissime vittime civili e la quasi totale distruzione dell'abitato. Con l'arrivo degli alleati il paese subì, poi, una serie impressionante di furti, omicidi e saccheggi e dovette registrare più di settecento atti di efferata violenza su donne, ragazze e bambini da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e elette virtù civiche.»


Esperia (FR), Ottobre 1943-Maggio 1944

.

Medaglia d'oro al merito civile

«Piccolo Comune di poche migliaia di abitanti, occupato dalle truppe tedesche impegnate a difesa della linea Gustav, subì un violentissimo bombardamento che causò la morte di cinquantotto civili e numerosi feriti. I sopravvissuti, costretti all'evacuazione dovettero trovare rifugio nelle campagne circostanti. Con l'arrivo degli alleati il paese dovette registrare centinaia di atti di efferata violenza su donne e uomini da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio.»


Lenola (LT), 1943-1944

.

Medaglia d'argento al merito civile

«Piccolo Comune del frusinate, posto sulla linea Gustav, fu oggetto di feroci rastrellamenti da parte delle truppe naziste e di devastanti bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la distruzione della metà del patrimonio abitativo. La popolazione fu costretta ad abbandonare i propri beni e a trovare rifugio in montagna, tra stenti e sofferenze. Con l'arrivo degli alleati il paese dovette registrare poi alcuni atti di efferata violenza su concittadine da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»


Castro dei Volsci (FR), 1943-1945

.

Medaglia d'argento al merito civile

«Centro strategicamente importante, situato sulla linea Gustav, durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza dalle truppe tedesche e marocchine e continui e devastanti bombardamenti alleati che causarono la morte di numerosissimi cittadini e la quasi totale distruzione dell'abitato. Splendido esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»


Ceccano (FR), 1943-1944

.

Medaglia d'argento al merito civile

«Piccolo comune situato sulla linea Gustav, durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza da parte delle truppe tedesche e marocchine nonché devastanti bombardamenti da parte dell'esercito alleato, che causarono la morte di numerosi cittadini, la quasi totale distruzione dell'abitato e ingenti danni al patrimonio zootecnico e agrario. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.»


Campodimele (LT), 1943-1945

.

Medaglia d'argento al merito civile

«Centro situato in posizione strategica ed occupato dall'esercito tedesco impegnato a difesa della linea Gustav, fu oggetto di rastrellamenti da parte delle truppe naziste e di numerosi bombardamenti che provocarono molte vittime civili e ingenti danni all'abitato. Anche con l'arrivo delle truppe alleate il paese subì soprusi, saccheggi e atti di efferata violenza su uomini e donne. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»


Pofi (FR), 1943-1944

.

Medaglia d'argento al merito civile

«Centro strategicamente importante posto sulla linea Gustav, fu oggetto di violenti rastrellamenti da parte delle truppe naziste e selvaggi bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la totale distruzione dell'abitato. La popolazione fu costretta ad abbandonare i propri beni e trovare rifugio in montagna, tra stenti e sofferenze. Con l'arrivo degli alleati il paese dovette registrare, poi, alcuni atti di efferata violenza su concittadine da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»


Spigno Saturnia (LT), 1943-1944

.

Medaglia d'oro al valor civile

«Centro strategicamente importante, situato sulla linea Gustav, durante l’ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza dalle truppe tedesche e marocchine e un gran numero di bombardamenti da parte alleata, che provocarono numerosissime vittime civili e la quasi totale distruzione dell’abitato. La popolazione tutta, con fierissimo contegno, resistette alle più dure sofferenze, offrendo un ammirevole esempio di coraggio ed amor patrio.»


Castelforte (LT), 1943-1944

.

Medaglia d'oro al valor civile

«Comune situato in posizione nevralgica, durante l’ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza dalle truppe tedesche e marocchine e un gran numero di bombardamenti da parte alleata, che provocarono numerosissime vittime civili e la quasi totale distruzione dell’abitato. I sopravvissuti, costretti a trovare rifugio in varie località, resistettero impavidi agli orrori e ai disastri della guerra, offrendo un’ammirevole prova di coraggio e amor patrio.»


SS. Cosma e Damiano (LT), 1943-1944

.

Note

cite-note-lastampa-it-11. mwayqmwayumwayyLa verità nascosta delle "marocchinate", saccheggi e stupri delle truppe francesi in mezza Italia, in mwaycmwaygLa Stampa, 16 marzo 2016. mwaykURL consultato il 25 maggio 2022.
cite-note-22. mway0mway4mway8INDAGINE CONOSCITIVA SULLA TUTELA DEI DIRITTI DELLE MINORANZE PER IL MANTENIMENTO DELLA PACE E DELLA SICUREZZA A LIVELLO INTERNAZIONALE, su mwazaCamera.it. mwazeURL consultato il 3 luglio 2017.
cite-note-cionci-33. mwazkAndrea Cionci, mwazomwazsMarocchinate De Gaulle era presente e non fece nulla, su mwazwIl Corriere delle Regioni, 13 marzo 2021 mwaz0(archiviato dall'mwaz4url originale il 15 marzo 2021).
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Bibliografia

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Voci correlate
Collegamenti esterni

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• mwariAtti parlamentari - 37011 - Camera dei Deputati, "Seduta notturna di lunedì 7 aprile 1952" (PDF), su legislature.camera.it.
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